Lo scuba blog della Riviera del Conero
Nel cuore dell’Adriatico centrale, il Monte Conero cattura lo sguardo con un paesaggio unico e sorprendente, dove la costa cambia improvvisamente volto: non più spiagge basse e sabbiose, ma pareti rocciose calcaree, alte e frastagliate, che si tuffano direttamente in mare. Questa discontinuità crea le condizioni ideali per un ecosistema marino straordinariamente ricco e variegato.
Sotto la superficie si apre un mondo inatteso. Le pareti verticali si ricoprono di organismi sessili, gli accumuli di detrito diventano rifugi per una moltitudine di specie e le praterie di Posidonia oceanica, pianta marina endemica del Mediterraneo e fondamentale per la salute del mare, pulsano di vita. È un mosaico di microhabitat, ciascuno con equilibri delicati e comunità specifiche. Ed è proprio questa complessità a rendere il mare del Conero un autentico hotspot di biodiversità.
Tra i protagonisti più affascinanti di questo universo sommerso ci sono i nudibranchi, piccoli molluschi marini appartenenti alla classe dei gasteropodi. Si distinguono per una caratteristica unica: la perdita della conchiglia in età adulta, sostituita da un corpo morbido e da strutture respiratorie esposte sul dorso, le cosiddette “branchie nude” (da cui deriva il loro nome).
Nel tratto di mare del Conero, soprattutto tra Numana e Sirolo questi organismi trovano un habitat ideale: qui sono state identificate oltre 50 specie. Vivono principalmente su fondali rocciosi e strutture sommerse, e per i loro colori accesi e sorprendenti sono spesso chiamati “gioielli del mare”.
Nonostante le dimensioni ridotte — da pochi millimetri fino a circa 6 cm — i nudibranchi sono straordinariamente complessi. Sul capo presentano i rinofori, due strutture simili ad antenne che funzionano come sofisticati sensori: permettono di percepire l’ambiente, “annusare” l’acqua e individuare cibo e partner. Sul dorso si sviluppano i cerata, appendici spesso ramificate o piumose che svolgono la funzione respiratoria. Per nutrirsi utilizzano invece la radula, una sorta di lingua raspante. Perché sì, i nudibranchi non sono affatto passivi: sono predatori altamente specializzati. Si nutrono di spugne, idroidi, anemoni e altri invertebrati bentonici, spesso con una dieta estremamente selettiva. Alcuni riescono addirittura a riutilizzare le cellule urticanti delle loro prede o a immagazzinare tossine, diventando a loro volta poco appetibili. I loro colori accesi — viola elettrico, arancione brillante, blu intenso — non sono un vezzo estetico, ma un avvertimento: “non mangiarmi”.
Il movimento avviene strisciando sul fondale grazie a un piede muscolare piatto che produce onde di contrazione per avanzare. Sono anche in grado di nuotare per brevi distanze o di lasciarci trasportare dalle correnti attraverso spostamenti quasi coreografici.
I nudibranchi sono ermafroditi simultanei, possiedono cioè sia organi riproduttivi maschili che femminili, ma la riproduzione richiede comunque l’incontro tra due individui. Le uova vengono deposte sul fondale in nastri gelatinosi, spesso a spirale e aderenti al substrato, e si sviluppano autonomamente senza cure
parentali.
Alcune specie, in particolare, regalano incontri memorabili.
Flabellina affinis è un piccolo gioiello dai toni viola-rosati, con cerata sottili e iridescenti. Vive in stretta associazione con gli idroidi, dai quali non solo si nutre, ma da cui preleva anche le cellule urticanti per difendersi. Osservarla è come scoprire un frammento di luce tra i rami di un micro-bosco sommerso.
Cratena peregrina, invece, è forse la più iconica: corpo chiaro e cerata arancioni con apici bianchi, spesso visibile in gruppi durante la deposizione delle uova. In quei momenti il fondale si trasforma in uno spettacolo vivo, quasi coreografico. Di solito predilige i climi caldi ed è probabilmente la specie più comune e facilmente osservabile nel territorio del Conero.
Felimida luteorosea è un piccolo nudibranco dai colori vivaci e contrastanti, che lo rendono facilmente riconoscibile. È una presenza caratteristica dei fondali a sud di Portonovo, dove si distingue subito per la sua livrea sorprendente. Il suo corpo presenta sfumature che vanno dal viola al giallo intenso, spesso bordate da toni più scuri, creando un effetto “dipinto”.
Polycera quadrilineata è più discreto nei colori, ma presenta una notevole variabilità della propria livrea: piccole escrescenze sul capo di colore giallo, linee longitudinali e disposizione dei segni lo rendono ogni volta leggermente diverso, quasi come una firma naturale unica per ogni individuo.
Calmella cavolini, è uno dei più piccoli nudibranchi del Conero; è un organismo estremamente delicato e quasi trasparente. Il suo corpo è esile e biancastro da cui si diramano numerosi cerata, vivacemente colorati di rosso o arancione, che le conferiscono un aspetto inconfondibile e affascinante.
Ed è proprio qui il segreto: per incontrare questi “gioielli del mare” bisogna imparare a rallentare. Dimenticare la fretta, controllare il respiro, affinare lo sguardo.
Anche la stagionalità gioca un ruolo chiave. Alcune specie compaiono in primavera-estate, altre in autunno o inverno. Tornare negli stessi luoghi significa ritrovare ogni volta un mare nuovo, che cambia volto e continua a sorprendere.
Cercare i nudibranchi nella riviera del Conero è un invito a osservare il mare con occhi diversi, più attenti e più curiosi. Un modo per scoprire che la bellezza non sta solo nei grandi scenari, ma soprattutto nei dettagli più piccoli e nascosti.
Perché è proprio lì, tra pochi centimetri di roccia e forme di vita minuscole e straordinarie, che si rivela la vera meraviglia del mare. Un universo fragile e sorprendente, che non smette mai di stupire e che, una volta scoperto, spinge inevitabilmente a tornare sott’acqua.
Francesca Renzi
13/04/2026
Foto di Marco Boncompagni