Lo scuba blog della Riviera del Conero
Affonda un cargo in Adriatico: petrolio in mare
ANCONA - Davanti alle coste incontaminate del promontorio del Conero è affondata la nave da trasporto «Nicole», che trasportava minerali per la lavorazione del vetro e gasolio. I 14 uomini dell'equipaggio sono stati tutti tratti in salvo ma le conseguenze sull'ambiente restano ancora tutte da valutare. «Non temiamo il disastro ecologico», afferma intanto l'essessore regionale all'ambiente Marco Amigliani, dopo aver attivato l'unità di crisi. «In ogni caso non abbasseremo la guardia»
L'INCIDENTE - La nave - 2.406 tonnellate di stazza, lunga 118 metri e costruita nel 1966 - aveva a bordo 3.100 tonnellate di feldspato - un minerale per la lavorazione del vetro. La «Nicole» è affondata due miglia al largo di Numana. La nave, battente bandiera del Belize, trasportava anche un carico di gasolio che è filtrato in mare, creando una vasta chiazza di petrolio. Il comandante della capitaneria di Porto di Ancona ha detto che «si sta cercando di raccoglierlo con mezzi specializzati della società Castalia, convenzionata con il ministero dell'Ambiente per operazioni di questa natura».
GASOLIO IN ACQUA - Le correnti hanno poi spinto il gasolio verso sud, al confine fra i territori delle province di Ancona e Macerata, e questo obbliga ad una continua rimessa a punto dei piani di bonifica. La chiazza è lunga circa 7 miglia e larga una quarantina metri in prossimità del punto di affondamento.
L'EQUIPAGGIO - L'equipaggio ha certo fino all'ultimo di depistare la Guardia costiera, negando che l'imbarcazione si trovasse in difficoltà, poi sono rimasti praticamente fermi al largo del litorale di Numana: adesso il comandante e l'equipaggio ucraino del cargo Nicole verranno denunciati dall'autorità marittima per violazione delle norme di ancoraggio. Un natante di quella stazza e con quel carico infatti non poteva attraccare davanti al litorale o nel piccolo porto numanese ma solo in un grande porto, come quello di Ancona. Sullo strano comportamento dei marittimi della Nicole sarà un'inchiesta della Capitaneria di porto a fare piena luce (un fascicolo dovrebbe essere aperto nelle prossime ore anche dalla procura di Ancona): se l'SOS fosse scattato per tempo infatti, probabilmente si sarebbe fatto in tempo a prelevare il gasolio dai serbatoi prima che la nave si adagiasse sui fondali inquinando il mare.
Corriere della Sera 27 gennaio 2003
A due mesi dall’affondamento della carretta del mare Nicole a tre chilometri dalle coste del monte Conero, di fronte a Numana, nessuno sembra più ricordarsi che l’Adriatico quella notte ha sfiorato una delle più grosse catastrofi ecologiche di sempre. Il ferro vecchio, nonostante le rassicurazioni del governo Berlusconi che ha promesso di rimuoverlo entro l’inizio dell’estate, continua a stazionare a 12 metri di profondità nelle acque del Conero, ma tutti sembrano aver perso di vista le circostanze misteriose in cui è affondato.
Il parco del Conero, nel corso del consiglio direttivo, ha lanciato il suo grido di allarme. La vicenda della nave battente bandiera del Belize naufragata tra il 26 e il 27 gennaio doveva essere un campanello per svegliare tutti: le istituzioni, gli enti, gli operatori turistici e la gente comune. Invece tutto sta già cadendo nell’oblio più completo. Per questo, il Consorzio ha approvato all’unanimità una mozione. Nel documento proposto dal presidente del Parco Mariano Guzzini, si chiede in primis alle autorità statali di ispezionare il carico della Nicole per controllare se custodiscano sostanze nocive. L’equipaggio aveva dichiarato che la vecchia nave trasportava 36 tonnellate di feldspato, minerale a base di potassio, sodio e calcio utilizzato per la lavorazione del vetro. Praticamente un silicio non inquinante.
Le circostanze dell’affondamento, però, danno adito a più di un dubbio. L’equipaggio ucraino della Nicole, infatti, secondo alcuni testimoni oculari (i quali avrebbero notato l’imbarcazione stranamente sotto costa) era in difficoltà già dalle prime ore del pomeriggio, ma avrebbe aspettato le 11 della sera per dare l’allarme quando ormai non c’era più nulla da fare. Molto significative, in questo senso, le impressioni del sindaco di Numana, Giancarlo Balducci, il quale vanta esperienza di ufficiale a bordo di petroliere:
“La storia della Nicole - osserva il primo cittadino - non è chiara. Ho chiesto sia alla Capitaneria di Porto che al ministero dell’ambiente che il relitto venga recuperato al più presto. Non sappiamo cosa c’è dentro le stive e comunque le tubazioni sono coperte da cuscinetti d’amianto e i carter dei motori sono impregnati di olio lubrificante. Cosa faremo se a giugno verrà a galla una grossa macchia d’olio? O se l’amianto si disperderà in filamenti? Non capisco, inoltre, perché la nave non si sia spiaggiata e non abbia chiesto subito soccorso scegliendo, in pratica, di affondare. Forse perché – si chiede sibillino Balducci - l’iter burocratico per ispezionarla è molto più lungo in mare che sulla terra ferma? E poi, perché pochi giorni dopo un’altra nave si è avvicinata alla Nicole dichiarando di essere fuori rotta e si è allontanata solo quando è stata costretta a farlo dalla Capitaneria? Cosa cercavano e soprattutto cosa nasconde la Nicole? Forse niente e non voglio fare allarmismo, ma penso che per evitare brutte sorprese la nave vada recuperata”.
Ed i timori del sindaco di Numana sulla possibile fuoriuscita dell’olio motore rimasto ancora dentro nei serbatoi della Nicole sono condivisi anche dal direttivo del Parco del Conero, il quale, nel documento approvato, ha chiesto in seconda istanza all’esecutivo nazionale di recuperare quanto prima il relitto. Inoltre, secondo il documento del direttivo bisogna impedire il transito nell’Adriatico a tutte le navi monoscafo adibite al trasporto di petrolio e dei suoi derivati, nonché al trasporto di qualunque sostanza chimica allo stato liquido o solido che possa contaminare le acque marine, costruite prima del 1996 di qualunque stazza.
Michele Paoletti, il Giornale dei Parchi
A seguito della decisione da parte delle istituzioni di non recuperare la nave dal fondo, grazie anche alla collaborazione di numerose attività presenti nel Conero che decisero di fare una mozione per lasciarla giacere sul fondo, il relitto la "Nicole" oggi è diventato un'oasi marina di rilevante importanza. Rappresenta l'habitat prediletto per una varietà di specie viventi del medio Adriatico, un ricco ecosistema marino che oggi viene custodito nei meandri del relitto, diventando così un luogo di attrazione per i subacquei, tra i piu importanti dell'Adriatico centrale.
Federico Cusini
VIDEO RELITTO LA "NICOLE"